mi sono trasferito!

Buongiorno cari amici miei,

Volevo comunicarvi con piacere che noielapermacultura si è trasferito in un hosting a pagamento

(e che c’avrai da essere felice? ora paghi!)

vero: però i servizi gratuiti mi iniziavano a stare stretti, ATTENZIONE! per gli iscritti al vecchio sito: le mie avanzate conoscenze in ambito tecnologico non mi hanno permesso di migrare la lista delle iscrizioni quindi se vorrete rimanere aggiornati prego, visitate il mio nuovo sito o iscrivetevi direttamente qui:

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A Presto!

Federico Carocci

Dei Cambi di vita e delle cose sbrilluccicanti

nomadi

Quanti di voi non hanno sentito mai la necessità di dire :”basta, me ne vado all’estero e cambio vita”?

Pochi immagino.

In questi anni l’Italia sta’ passando un periodo di grande trasformazione, molti la chiamano “crisi” e attendono che questa passi, altri se ne vanno e altri rimangono in bilico fra un forte desiderio di cambiamento e il rimaner ancorato alla realtà attuale perché in fin dei conti :” ancora un pezzo di pane riesco a comperarmelo”.

già…

Per chi pratica nella propria vita la Permacultura c’è un ulteriore passettino da compiere, quello di capire come poter cambiare la propria esistenza in accordo alle etiche ed i principi.

da qui in poi tutto si complica; si complica per una indefinita quantità di fattori molti dei quali non totalmente dipendenti dalla propria volontà ma che alla fine si concretizzano in un’unica ed esclusiva domanda:

“Vuoi far parte della soluzione, o del problema?”

Perché vedete: è relativamente facile condannare chi per lavoro costruisce bombe, ma se poi fai il “vagabondo digitale” e per campare in spiagge esotiche  programmi giochini tipo “farmville” o altri software per l’ottimizzazione dei flussi produttivi, continui ad essere parte del problema…non hai risolto proprio niente.

Chiaro: è solo ed esclusivamente un discorso legato alle proprie etiche, ci si può foderare le orecchie col prosciutto , tapparsi ben benino gli occhi e continuare a far come se nulla fosse, sperando che una miracolosa nave aliena con annessa tecnologia , ci salvi tutti dalle vagonate di danni ambientali e sociali che la razza umana sta’ causando; è anche vero che da soli non si possono risolvere i mali del mondo.

Per cambiare il mondo bisogna essere almeno in tre e avere una buona storia da raccontare” Bill Mollison.

…forse servirà qualche persona in più ma il punto di questo post è un altro: per tutti coloro che sono in bilico : scegliete con saggezza il vostro modello di riferimento, affinché ciò che da lontano potrebbe sembrar oro, da vicino non diventi volgare ottone.

buon Lunedì a tutti voi.

 

Esperimenti di Acquaponica

“Per acquaponica si intende una tipologia di agricoltura mista ad allevamento sostenibile basata su una combinazione diacquacoltura e coltivazione idroponica, al fine di ottenere un ambiente simbiotico. In un sistema acquaponico l’acqua delle vasche per acquacoltura viene pompata in quelle idroponiche, in modo tale che le piante che vi si trovano possano filtrarla sottraendo diverse sostanze di scarto dei pesci, traendone contemporaneamente nutrimento. L’acqua così filtrata potrà quindi essere reimmessa nelle vasche per acquacoltura e riprendere il suo ciclo”

ahhhh, a cosa serve creare definizioni, se poi quelle di Wikipedia sono perfette?

panoramica acquaponica

questo qua sopra è l’interno della mia suntuosa serra totalmente recuperata “aggratis” con pezzi di policarbonato industriale e strutture metalliche da fallimenti (un lavoro di cui vado particolarmente fiero, lo ammetto) ; in ogni caso quel “bulk” da 1000 lt tagliato a metà che vedete in fondo è il mio piccolo esperimento di acquaponica

…capisco che per taluni il concetto di “piccolo” può essere relativo ad un acquario da 20 lt, magari allora sarà il caso di parlare dello “scopo”.

lo “scopo” del mio progetto di acquaponica è quello di acquisire competenze volte alla riproduzione di specie vegetali fuori terra, unita a testare la  capacità di volumi di acqua all’interno di serre di autoregolare la temperatura dell’ambiente circostante (vedi : massa termica), inoltre verranno dapprima analizzate alcune tipologie di composti chimici (per ora composti dell’azoto) in modo da verificare in base alla variabilità stagionale, la capacità di assorbimento delle piante, successivamente verranno introdotti (se nel caso) piccole quantità di inquinanti : principalmente metalli pesanti , tolte le piante eduli e inserito il vetiver, allo scopo di verificare nella parte aerea e nella parte sotterranea, le diverse concentrazioni di inquinanti.

 

pesceTiè: ti pare poco? non lo è, non per m
e che non faccio lo scienziato pazzo a tempo pieno (anche se mi piacerebbe un bel pò)😀

Torniamo però alla parte pratica, per velocità di esecuzione ho seguito le linee guida di questo progetto (reinventare la ruota non è molto intelligente) e usato quindi un sistema a sifone per svuotare velocemente il letto di argilla espansa; nel caso foste così folli da sperimentare anche voi, studiatevi per bene i principi di funzionamento dei sifoni, perché bisogna dimensionarli .

E ora, buttiamo i pesci! …..neanche per sogno.

Tutto il sistema si fonda su un equilibrio di diverse grandezze più precario e meno resiliente di un classico pezzo di orto, qui bisogna garantire un PH che oscilli attorno a 7 , una temperatura che non salga oltre una certa soglia, meglio non superare i 20 gradi ma neanche scendere sotto i 10-12 , garantire la giusta ossigenazione all’acqua e il giusto drenaggio all’argilla espansa; in definitiva: non fate l’acquaponica perché “fa figo”….

fa “figo” fare un orto, avere amici a casa e bere birra con loro, fa “figo” viaggiare a piedi, amare, piangere, sentirsi tristi ed eccitati, fa “figo” leggere un libro o ballare una musica che non si conosce…

fare l’acquaponica non è “figo” , fatela se avete uno scopo perché altrimenti è solo una gran rottura di balle, vi ho avvertito :) 

radichette

Quindi, una volta che il sifone fa’ il suo dovere, l’argilla espansa è ben lavata ed il suo PH (incluso quello dell’acqua) è stabilizzato , una volta che avete iniziato ad inserire le prime insalate , solo dopo tutto questo: mettete i pesci.

Discus, un pesce da dimenticare🙂

chiaramente non usate pesci delicati, scordatevi di avere un bellissimo acquario con una finta barriera corallina  e pesci tropicali di ogni genere che vi fanno “ciao ciao” con la pinna…

a voi servono “pesci carro-armato” serve roba che resisterà a tutte le nefandezze che purtroppo per dolo (mai per colpa, per carità!) purtroppo gli infliggerete, tipo repentini sbalzi di PH (mai variarlo oltre lo 0,2-0,3 ogni due giorni) o di temperatura.

Carpe…trote…meglio le carpe perché onnivore e veramente ma VERAMENTE resistenti,

 

ora c’è quasi tutto, tranne l’anello di giunzione fra le piante e gli animali: i batteri.

i batteri saranno gli unici esserini viventi tanto carini ed utili in grado di trasformare l’ammoniaca letale per pesci e piante, in qualcosa di tollerabile per i pesci e di assolutamente necessario per i nostri teneri pargoli alla clorofilla.

per un approfondimento sulla questione cliccate pure qui

Tutto il processo di coltivazione è pressoché simile a quello “standard” in terra: si semina il seme (su terriccio o meglio su lana di roccia o fibra di cocco) , poi si trapianta sul letto di argilla espansa.

molti puristi dell’acquaponica a sentir parlare di “germinazione su terra” rabbrividiscono…i miei pomodori crescono bene e non hanno sofferto il trapianto (si, siamo a fine febbraio ed ho le piantine dei pomodori), sperimentate, cercate di capire come meglio cucire addosso a voi questo abito che è l’acquaponica.

Una volta cresciuta la pianta, questa potrà essere totalmente espiantata, di solito le radici le getto nella compostiera o le do’ in pasto alle carpe (tagliandole).

et voilà: lattughe, pomodori, talee di lavanda, fagioli…fateci quel che vi pare…è un letto di crescita che ha la stessa temperatura dell’acqua sottostante, potete quindi regolarla affinchè possiate farci crescere quel che più vi aggrada (occhio ai consumi energetici); attualmente la produzione di ortaggi è legata alla stagionalità, sto’ quindi facendo crescere lattuga ed i primi pomodori, fagioli e anche un cetriolo nato per sbaglio (ma decisamente vigoroso!) 

il prossimo step sarà quello di capire la quantità di produzione che può uscire fuori dal letto di crescita e a quale costo ma per questo sarà decisamente necessario un altro articolo!🙂

 

 

 

 

 

Sulla scienza

image

Paolo Trinetti ‌ è in pace
42 minuti
“Da scienziato so che mai, in nessun caso, in una discussione scientifica, si devono “rispettare” le idee e le opinioni. Mai. Si rispettano gli uomini ma non le loro idee, che devono sempre essere messe alla prova anche duramente. Se le idee sopravvivono all’assalto all’arma bianca allora ne usciranno rafforzate. La scienza procede anche così.
Se invece risultano sbagliate vanno rifiutate e anche messe alla berlina. Anche se arrivano da premi Nobel: l’autorità non vale nella scienza, l’abbiamo detto mille volte. Si rispettano i fatti, scientificamente accertati fino a quel punto, almeno sino a quando qualcuno non porta fatti ed esperimenti nuovi.”

Niente mi rassicura come il metodo scientifico.

Citazione

Sapone, liscivia ed alchimie (un po’ tecnico ma non troppo)

magicOggi ho poco da fare, lo ammetto.

Quando ho poco da fare di norma mi tolgo qualche piccolo sfizio di dosso, mi sono imbattuto dunque in questo sito che suggerisce di produrre il sapone partendo dalle sue componenti base: l’olio e la liscivia.

Non ci sarebbe niente di male in effetti, l’olio è un acido debole e la liscivia un composto di soda e potassa caustica, quindi una soluzione composta da basi forti

Tutto molto bello fintanto che non arriva la magica formuletta:

ricetta

e ora arriva il bello: “come fai a neutralizzare un acido debole, se non conosci la titolazione della base?”

è semplice: non puoi, vai semplicemente “a naso”, facciamo un po’ di conti:

durante questi giorni ho preparato una soluzione di liscivia partendo da cenere di legna in un rapporto 1:5 con acqua scaldata e portata a bollore per 2 ore, successivamente ho proceduto a fare titolazione con fenolftaleina e HCL 1N (si, ho un laboratorio chimico e le capacità per fare queste cose);

il risultato è stato che la liscivia prodotta secondo i metodi “tramandati da generazioni di internauti” contiene ben:

5.85 gr/lt

di idrossidi liberi, principalmente soda e potassa caustica con un PH di circa 13, perché mi serve questo dato?  perché normalmente il sapone si produce con olii e soda caustica in scaglie (quindi praticamente pura), il processo di saponificazione  prevede un bilanciamento fra i due componenti ad esempio:

per fare il sapone a base di olio di girasole , per ogni litro di olio è necessario aggiungere 134 grammi di soda caustica e 0,33 lt di acqua (possibilmente demineralizzata);


 Solo in questo modo il sapone sarà in grado di pulire senza ustionarti chimicamente o lasciare residui di olio appiccicoso ovunque*

*in realtà ci sarebbe anche lo sconto della soda, per ora lasciamolo da parte


ne consegue quindi che SE volessimo fare il nostro sapone utilizzando la liscivia, dovremmo immettere nel “calderone magico” questi famosi 134 gr di pura e potente alcalinità mistica, per fare questo saremo costretti a versare 22 litri di liscivia per ogni litro di olio.

decisamente impraticabile.

ci sono comunque delle soluzioni, un tempo il sapone si faceva proprio così…già, si faceva così aggiungendoci un povero cristo che mescolava senza soluzione di continuità un calderone fintanto che l’acqua non fosse evaporata quasi completamente….proprio a riprova di questo mi ritrovo un (finalmente coerente) sito nel quale viene detto che:

19litri

appunto, per loro 19 , per me 22 …i conti tornano.

 


QUINDI, cosa impariamo da questa divertente lezione a metà fra la chimica spicciola e la magia “de noialtri”?

verificate, sperimentate e soprattutto non fidatevi mai di quello che leggete, non per mancanza di fiducia verso il prossimo quanto per la necessità dell’uomo illuminato (e permacultore) di “avere il coraggio di sapere.”

 

 

Lotta alla mosca dell’Ulivo?

mosca ulivoQuest’anno in Umbria c’è stato “qualche problemino” relativo alla mosca olearia, questo simpatico  animaletto ha la curiosa caratteristica di devastare i raccolti di olive, gli agronomi infatti sono concordi nel sottolineare che :

Chi dice “io ai miei olivi non faccio niente”, pensando di dare garanzia di genuinità del prodotto, inconsapevolmente, sbaglia. Se le olive subiscono attacchi di mosca olearia danno un olio che avrà il difetto di verme, che non sarà extravergine, che avrà iniziato il processo di ossidazione e, cosa peggiore, nelle gallerie scavate nella polpa dalle larve si svilupperanno fitotossine cancerogene prodotte da agenti fungini che vi si insediano. Se l’attacco sarà intenso, inoltre, molte olive cadranno precocemente, con una conseguente riduzione del raccolto.

Tutto giusto, tutto vero; questo insetto crea danni alle colture ed è importante gestirlo. Ora però cerchiamo di capire quale può essere la differenza fra lapproccio agronomico ed un approccio permaculturale; 


 il primo è stato piuttosto evidente: al problema dato, la soluzione è quella di fare trattamenti preventivi o in emergenza , semplice e veloce: il sogno di ogni imprenditore agricolo.

l’approccio permaculturale è un po’ diverso, cerca di capire come mai una determinata specie (la mosca olearia) si diffonda in maniera così massiccia da causare danni estesi in tutta l’area del centro italia.

Bactrocera_oleae_dyn.svgLa prima cosa che salta all’occhio quindi è che il 2013-2014 è stato un periodo particolarmente favorevole per lo sviluppo  della mosca olearia, inverno mite e molta umidità hanno favorito lo sviluppo della mosca, limitato i decessi in fase adulta e le pupe ne hanno sicuramente tratto benefico.

Ebbene si: il cambiamento climatico non è solo quella cosa lontana dove piangono i pinguini e gli orsi polari devono mettersi in canottiera; che vi piaccia o no cari compatrioti , il cambiamento climatico è una realtà anche in Italia e se non verrà gestita, quella della mosca olearia sarà solo un lontano problema da ricordare con nostalgia dei “bei tempi”.

Torniamo a noi:

oltre al problema climatico c’è anche una divertente considerazione da fare, osservate per cortesia questo bel panorama:

panorama da treviBello? vi piace? questo è il “meraviglioso” panorama che si può apprezzare da una delle tante viste di Trevi , un paesino arroccato nel centro della valle Umbra, si mangia bene, tranquillità, buon olio…cosa si può desiderare di più?

Ecco, ora vorrei che guardaste un po’ meglio questa bella cartolina,  gli alberi che si perdono verso la foschia e che ricoprono tutto il territorio (da oltre Assisi fino ad oltre Spoleto, oltre 50 km senza soluzione di continuità) sono Ulivi, una monocultura di ulivi per 50 km lungo tutta la vallata, non ci credete? fate un salto a Trevi o più comodamente date uno sguardo con google street

Quindi abbiamo trovato il secondo problema: la monocoltura , questa pratica agricola disintegra la biodiversità e amplifica i problemi di ordine fitosanitario, sempre utilizzando google street vi sarà possibile notare come sotto gli ulivi non esista altro che gramigna.

trinciastocchie come mai? la risposta è semplice: la gramigna è l’unica pianta che sopravvive (quando non diserbata con glyphosate) alle continue lavorazioni del terreno da parte degli agricoltori che chiaramente vogliono il terreno pulito sotto le piante, per fare questo passano in continuazione con il trinciastocchi, simpatico attrezzo che consente di disintegrare finemente ogni residuo colturale , sminuzzare piante, fiori, foglie, insetti ecc…

Tutto Molto Bello! 

……e come mai la gramigna sopravvive mentre le altre piante no? la risposta è nella parolina : selezione continua  ; se prendiamo un campo con prato polifita e ogni 3 mesi passiamo il trinciastocchi, moriranno tutte le piante che per sopravvivere hanno bisogno di produrre semi perché semplicemente non riusciranno ad arrivare alla produzione degli stessi! inoltre la continua compressione del suolo favorirà solo le piante pioniere a radice fittonante o strisciante… per questo che fra le piante di ulivo si trova così tanta cicoria eh….

…e siamo arrivati al terzo punto, il quarto quale potrebbe essere?

Ma certo!  E’ la Natura! questa anziana signora un po’ bisbetica che non ci lascia mai in pace! la razza umana vorrebbe tanto asfaltare e semplificare tutto il globo terracqueo ma lei continua sempre a infilare piantine di tarassaco fra le crepe dell’asfalto

dandelion

…A coloro che hanno avuto l’ardire di arrivare fin qui dopo tutto questo delirio di sintassi italica devo dire due cose

1) complimenti

2) (stavolta seriamente) è evidente che il problema NON è la mosca dell’ulivo ma l’approccio grottesco che l’olivicoltura ha nei confronti della biologica della pianta e dei suoi equilibri, l’ulivo in se’ è una pianta estremamente vigorosa ma ha i suoi limiti e il cambiamento climatico unito a tutta una serie di pratiche agronomiche, sociali , economiche e di governo del territorio sbagliate hanno portato a galla tutta una serie di problemi che prima l’equilibrio naturale tentava di moderare e bilanciare.

Qual’è quindi la possibile soluzione? Oramai i “permaculture-followers” lo recitano come un mantra:

  • rispetto del suolo , ripristino della vita microbiologica
  • aumento della biodiversità e di conseguenza:
  • inserimento di specie antagoniste
  • aumento della redditività e resilienza dell’impianto
  • aumento quindi della sos. organica
  • diminuzione o annullamento delle lavorazioni del terreno

e…. sapete cosa vi dico? il web è SATURO di soluzioni e sperimentazioni, di seguito un po’ di link a persone che non si sono appoggiate al primo “trattamento chimico” ma hanno approfondito un po’ di più:

le informazioni sopra riportate servono a dare un quadro generale informato della situazione, il primo passo per qualsiasi tipo di azione è quella di essere coscienti di quale sia il problema… la maggior parte delle volte non dipende dalla risposta della natura ma dall’azione dell’uomo.

Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog, alla fine sono soddisfatto di cose fatte (e anche non scritte) ce ne sono a decine , vedrò di mettermi in paro durante il 2015🙂

buon anno a tutti voi!

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 24.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 9 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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