Semina del grano su sodo e distanziata: i risultati

…Naturalmente i risultati sono quelli relativi alla crescita, per la raccolta se ne parlerà più in là, ho già parlato del mio esperimento riguardo la semina del grano qui, in pratica ho realizzato tre parcelle contigue nelle quali ho seminato lo stesso tipo di grano  con tre tecniche colturali diverse, la classica , la semina su sodo e la semina distanziata, niente link perchè se ne parla sui quaderni di ontignano…wikipedia è sprovvista.

dunque:

SEMINA CLASSICA

SEMINA DISTANZIATA (primo rincalzo)

SEMINA SU SODO

come è evidente, la semina classica ha dato i risultati migliori: tutti i semi hanno germogliato il grano ha ben accestito, la semina distanziata, pur avendo una crescita di accestimento migliore, ha avuto una scarsissima germinazione del seme, questo è derivato principalmente dal fatto che le “cunette” con il vento e la pioggia, scivolando hanno sotterrato il seme ,

la semina diretta è quella che ha avuto una buona germinazione del seme ma una crescita davvero modesta, naturalmente stiamo parlando di una semina a BASSISSIMO uso di energia, infatti sia per la semina “classica” che per il metodo a file distanziate, si è proceduto ad una aratura di 25 cm, fresatura e successiva semina (per la distanziata, ovviamente prima c’è stata la formazione delle cunette); mentre per la semina su sodo c’è stata solo…la semina su sodo!

aspetteremo la raccolta per verificare quanto grano è stato prodotto per unità di seme, calcoleremo infine anche la quantità di energia diretta (diesel del trattore) utilizzata per le lavorazioni, per quella indiretta (acquisto del trattore) le cose si complicano un pò; stiamo sempre e comunque parlando di produzioni familiari.

Avete visto mai api morire di fame?

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l’inverno è stato molto, molto rigido; in questa situazione le api tendono a formare un gruppo compatto al centro dell’arnia, cercando di non morire di freddo, il problema di questa “strategia” è che le riserve di miele cristallizzano e le api non riescono ad estrarlo dalle cellette; risultato? quello in foto: i “culi” che vedete sono quelli delle api che cercano di raschiare le uniche cellette con il miele ancora liquido…considerate che dentro quell’arnia c’erano qualcosa come 30 kg di miele, tutto cristallizzato.

così per 6 arnie su 8, fortunatamente sono sopravvissute due arnie con altrettante regine, la vita continua, il miele pure.

per velocizzare la crescita delle altre due colonie, ho scoperchiato un pò di cellette con il miele in scorta, in questo modo le api, invece di cercare il nettare in giro, andranno ad utilizzare direttamente le abbondanti scorte, rafforzandosi.

La raccolta delle olive

il tempo è abbastanza clemente, dopo quasi due mesi senza una goccia d’acqua stiamo raccogliendo i primi frutti dall’oliveto di leccino, muraiolo e frantoiano…anche se di leccino c’è ben poco.

resa del 16%, bassina rispetto alla media del 20% a cui ero abituato anni addietro, ovviamente la “prova bruschetta” ha fatto passare il prodotto a pieni voti!

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la semina (distanziata) del grano

…e anche quella su sodo!

in realtà: ho fatto una prova: dopo aver reso il terreno un pò più soffice con sovesci di erba medica, mi sono trovato a chiedermi: “sarà meglio la semina del grano alla maniera classica, con semina distanziata o direttamente su sodo?”

ecco qui: il manuale della semina distanziata, per coloro che si divertono a fare i solchi nel terreno…

per tutto il resto invece, c’è solo grano che cresce….e anche bene…

anche su sodo non è male, pensavo peggio…ora c’è da vedere la competizione con la medica.

 

Aggiornamento del 24 ottobre 2011

il grano a semina classica è nato e si stà sviluppando regolarmente, il grano su sodo sembra stia avendo un buono sviluppo, simile alla semina classica, la medica per ora non dà problemi.

riguardo la semina distanziata, il seme è stato seminato troppo in profondità, nonostante ciò che dice il libro, tutti i semi non sono germogliati, ho provveduto ad una seconda semina che, speriamo, riesca a germogliare prima del freddo invernale.

Cardi o Gobbi

Il cardo è da millenni oggetto di coltivazione a scopo alimentare per le sue coste; queste sono costituite dal picciolo, dalla costola e da una ridotta porzione di lembo fogliare (in pratica si consumano i due terzi inferiori della foglia): private della luce (eziolamento) con mezzi diversi e che vedremo nel proseguo del testo, le coste vengono rese chiare e tenere e si consumano fresche dopo cottura, tali e quali (solo condite) od in preparazioni alimentari della cucina tradizionale. Il capolino, piccolo, non è commestibile come invece lo è nel carciofo.

L’imbianchimento si fa da Settembre a Novembre: la tecnica tradizionale prevede che si leghi la pianta per i due terzi inferiori rivestendola al tempo con materiali opachi, di natura varia (teli plastici, paglia, carta o cartone, etc).

Io avevo finito la carta e ci ho messo la paglia, ma alla fine me lo mangio lo stesso.

Io, Aldo e la geoponica

Aldo è un contadino; nel senso più pregiato del termine intendo: il miglior complimento che si possa dare ad una persona che ama la natura.

Vive nei dintorni di Bevagna e lavora principalmente al recupero delle sementi e dei frutti antichi, ha il suo terreno, qualcosa piu di un ettaro, oltre ad altri appezzamenti qua e là.

Ma il “recupero” delle sementi è riduttivo, quando si parla di biologico, di geoponica e di tutte quelle belle cose che piacciono a noi “agro-nerd”, si può parlare di…permacultura applicata?

…forse anche il termine permacultura è riduttivo, soprattutto se detto in Italia.

bon: il suo è un sistema che funziona, non si lavora il terreno, al massimo si sfalcia, per buona pace di NewHolland & CO…qui i cavalli di potenza servono solo al motorino per arrivare al campo.

bazzica spesso il forum di agraria, cercando di far capire che un’altra agricoltura è possibile, desiderabile e in un certo qual modo, impossibile da negare…poi ha anche un blog che, bontà sua, ancora non sono riuscito a leggere e comprendere del tutto.

Ma un tipo così non lo si può capire al 100%…e va anche bene così!

tiè, qualche foto del suo posto, perchè non si può davvero definire “campo”.

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L’Ecologia Open Source creata dal basso

Normalmente non sono un sostenitore dell’utilizzo della tecnologia nella costruzione del nuovo paradigma, piuttosto del downgrade tecnologico verso forme il più possibile sostenibili. Questo esperimento però merita attenzione.

Il sistema inventato da Marcin Jakubowski è modulare, può utilizzare materiali provenienti da riciclo, ottimizza l’efficienza meccanica ed economica delle macchine e può essere facilmente auto-costruito.

L’idea più moderna è ovviamente quella di aver messo tutto il progetto a disposizione secondo i principi dell’Open Source, dando così la possibilità a chiunque di auto-produrla.

Oltre alle ovvie potenzialità in temini di decrescita e sostenibilità, una macchina come questa si presta infatti ad essere adattata alle esigenze del terzo mondo, dove ottimizzare, risparmiare e riparare sono elementi chiave per il successo reale di qualsiasi progetto. Un caloroso grazie alla generosità di Marcin, e buona visione!!!

P. S.: Il video è in inglese, ma è possibile selezionare i sottotitoli in italiano (nella barra con le parole “38 languages [off]“); il menu compare quando comincia il caricamento del video.

Una storia di GAS

Un bellissimo documentario sui GAS italiani…

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/02/lombardia-prima-regione-in-italia-per-numero-di-gruppi-di-acquisto-solidale/149400/

15 giugno, eclissi di luna…

…e nascita di Edward!

Biochar

il Biochar…ne parlavo due anni fà …ora dopo due anni se ne sono accorti anche i giornali , qualcosa si stà muovendo!

Il biochar è carbone vegetale che si ottiene dalla pirolisi di diversi tipi di biomassa vegetale. Di particolare interesse risulta la sua produzione a partire da residui/sottoprodotti agricoli : potature, stoppie di mais o grano, lolla di riso, mallo di mandorla, fogliame secco, ecc. La pirolisi permette di ottenere: un gas (syngas) con un potere calorifico pari al GPL che può essere utilizzato in processi produttivi che necessitino di calore (es : essiccazione o per la produzione di energia elettrica), e biochar o carbone vegetale.
Il sottoprodotto della pirolisi è il biochar (90% di contenuto di carbonio) che, se applicato ai suoli, è un potente ammendante. La sua alta porosità aumenta la ritenzione idrica e quella degli elementi nutritivi che rimangono più a lungo disponibili per le piante; migliora inoltre la struttura del terreno e le sue proprietà meccaniche

da ICHAR.

 

anche qui ne parlano, BIOCHAR…roba da professionisti! GULP!

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